Scoring Blindness: il curioso caso di Adrian Dantley

Nel mondo della pallacanestro c’è la tendenza a focalizzarsi sui punti segnati di un singolo giocatore piuttosto che sull’attacco globale di una squadra, e su quanto un giocatore faccia per l’attacco, senza considerare il contesto in cui questi punti vengono segnati.

Quando Bryant segnava 35 punti per i Lakers e Duncan 20 per San Antonio, intuitivamente si era portati a pensare che Kobe avesse contribuito maggiormente al successo offensivo della propria squadra rispetto a Tim. Non è necessariamente così. Lo scoring individuale non ha a che fare con l’efficienza offensiva di una squadra. Come esseri umani abbiamo la tendenza a non processare tutto ciò che passa davanti ai nostri occhi, ma scegliamo su cosa concentrarci. Il modo più semplice per valutare l’apporto nell’attacco di una squadra è quello di vedere un canestro ed appuntarci chi lo ha segnato, senza prestare la dovuta attenzione a tutto il resto: passaggi, rotazioni, blocchi. E’ stato così sin dai primi anni della lega, quando i giornali riportavano le stat individuali dei giocatori mostrando il numero dei loro punti, senza però specificare il numero di tiri, così 20 punti con 20 tentativi erano la stessa cosa di 20 punti con 10 tentativi: i punti per partita sono sempre stati il perno delle nostre valutazioni. Come risultato tendiamo ad ignorare tutti gli altri fattori che portano una squadra a segnare (Impatto Globale), creando quindi ciò che nello sport chiamiamo ‘ Scoring Blindness’.

Il giocatore che maggiormente rappresenta questo genere di approccio nelle valutazioni è Adrian Dantley. Nella sua stagione da rookie nel 1977 segnò 20 punti a partita, con oltre 1.20 punti per tentativo di tiro, una combinazione rara di efficienza e volume per un esordiente. Dantley fu scambiato a fine anno. Fu votato Rookie Of the Year, uno dei tanti Scoring Blindness avuti dai giudici durante gli anni. I primi 14 anni i ROY furono sempre i maggiori realizzatori, incluso Tommie Heinsohn, scelto come matricola dell’anno a discapito del futuro 5 volte MVP Bill Russell. Tornando ad Adrian, dopo essere stato scambiato ai Pacers, segnò 27 punti a partita nei primi due mesi in Indiana. Fu tradato ancora una volta. Prima a Los Angeles, poi a Utah dove il suo scoring esplose definitivamente: nel 1980 viaggerà a 28 punti di media. Coi Jazz sarà selezionato sei volte per l’all star game. Nel 1986 viene scambiato nuovamente a Detroit e poi infine a Dallas nel 1989 per Mark Aguirre. Le squadre non erano folli nello scambiarlo. A dispetto dei suoi mirabolanti numeri realizzativi, il suo impatto era basso. Utilizzando una statistica chiamata WOWY (with or without you), che mostra come una squadra performi con o senza un determinato giocatore, prendendo in considerazione 7 stagioni random (79,80,83,85,88,89 in Detroit e Dallas). In tre di queste stagioni le squadre andavano meglio senza Dantley nella lineup, nelle restanti stagioni le squadre giocavano allo stesso identico ritmo di vittorie, con o senza di lui.

Questo dimostra come impressionanti numeri realizzativi non sono necessariamente motivo di miglioramento per l’attacco di una squadra; lo stesso Wilt Chamberain migliorò l’attacco di Philadelphia quando decise di prendere meno tiri. Dunque, come fece Dantley ad essere sei volte All Star e divenire Hall of Famer? Scoring Blindness.

Per tutti i risultati WOWY (statistica concepita da Ben Taylor): http://tinyurl.com/gm9yk8y

(Tratto e rielaborato dagli studi di Taylor)

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